La prima edizione dell’EUT 102: retrospettiva e consigli per i partecipanti di Roberto



Gli organizzatori dell'Engadin Ultratrail hanno scelto un percorso molto bello e variato, che ha mantenuto le promesse. A quattro mesi di distanza rivisito la prima edizione dell’Engadin Ultratrail 102 e fornisco ulteriori 10 consigli per preparare la gara.


Roberto Rivola, Movimentor e partecipante EUT102



1. Studiare il percorso

Abitando in Engadina conosco bene la regione, quindi sono stato in grado di ben pianificare la gara su un percorso decisamente da non sottovalutare, dato che presenta un totale di 5’600 metri di dislivello. Durante la gara ho notato come alcuni partecipanti sono rimasti sorpresi dalle numerose e impegnative salite e discese, probabilmente non avevano studiato sufficientemente il percorso. E quindi ho assistito a imprecazioni e ho visto concorrenti con crampi, dolori alla schiena o alle ginocchia. Il mio consiglio numero 1: studiare bene il percorso sulla cartina, o meglio ancora: percorrerlo nei mesi precedenti la gara.


2. Partire lentamente

La partenza nel suggestivo nucleo di Samedan è decisamente simpatica, con un'atmosfera familiare grazie al relativamente ristretto numero di partecipanti. I primi chilometri verso Marguns non sono proprio sexy, ma l'ampia strada che conduce all’alpeggio permette al gruppo di partecipanti di diradarsi velocemente, così che ognuno può subito trovare il suo ritmo ideale, e a partire dal Lej Alv può godersi quasi indisturbato i single trails che portano a Celerina. Anche se sono partito con il freno a mano tirato, al Lej da Staz avevo già mezz'ora di vantaggio sulla mia tabella di marcia. Subirò poi cammin facendo le conseguenze di questa partenza più veloce del previsto. Consiglio numero 2: partire lentamente o meglio ancora molto lentamente, 102 km sono lunghi.


3. Fissare obiettivi intermedi

Tra Celerina e il Lej da Staz si segue un bel sentiero poco frequentato dai turisti: un'ottima scelta di percorso. La salita a Muottas da Schlarigna è invece molto conosciuta, poiché passa davanti ai pini cembri più antichi dell'Alta Engadina. Durante la salita non vedevo l'ora di incontrare il pino cembro vecchio di più di 1.400 anni ai margini del sentiero. Consiglio numero 3: Fissare obiettivi intermedi e rallegrarsi di raggiungerli (vale anche per l’incontro con membri della famiglia / amici / sostenitori).


4. Allenare la corsa in discesa

Durante la ripida discesa su Pontresina e il breve tratto pianeggiante verso Punt Muragl sapevo che avrei incontrato la mia partner, che assicurava il mio sostegno durante la gara. A questo punto dovevo prepararmi per la salita con 1000 metri di dislivello verso Muottas Muragl e il punto culminante dell’EUT 102: la Fuorcla Val Champagna a 2’803m. Ciò significa: rifocillarsi, rallentare e godersi la bella vista verso St. Moritz. Nella discesa in Val Champagna ho potuto accelerare e superare alcuni concorrenti. Sul pascolo prima della Chamanna Val Champagna non è sempre stato facile trovare il percorso: le mucche avevano probabilmente mangiato o strappato le segnalazioni. E quindi il seguente consiglio va agli organizzatori: posizionare dei volontari su questa parte del percorso per controllare i segnali e indicare ai concorrenti la giusta direzione. Consiglio numero 4 (per i partecipanti): allenare la corsa in discesa.


5. Allenare le salite con i bastoncini

Il tratto pianeggiante lungo il Lej da Gravatscha l’ho corso assieme ad un altro partecipante e ... con innumerevoli mucche. Era come se le mucche ci volessero spronare: ci correvano davanti e di fianco, e prima di un piccolo ponte abbiamo dovuto cedere loro il passo. Poco dopo questo passaggio inizia una salita impegnativa: qui ho superato una partecipante che aveva crampi ai polpacci - e stava imprecando. A proposito: non aveva con sé bastoncini, che a mio modo di vedere sono molto utili su questo percorso. Questa era già (o solo?) la terza lunga salita. Consiglio numero 5: allenarsi per le salite (ripide), se possibile con bastoncini.


6. Programmare l'alimentazione

Dopo un’ulteriore discesa impegnativa su un single trail tecnico in direzione di La Punt si raggiunge il punto di ristoro principale, dove gli organizzatori trasportano il materiale di ricambio dei partecipanti e offrono pasti caldi. La ricerca della mia borsa si è rivelata un po' difficile: dopo aver fatto alcune volte avanti e indietro nella palestra l'ho finalmente trovata. Il mio secondo consiglio agli organizzatori: sarebbe utile disporre le borse in base al numero di partenza. Dato che le condizioni meteorologiche erano favorevoli, non è stato necessario cambiarmi con le scarpe e i vestiti che avevo nella borsa, ho solo preso il cibo che avevo preparato nella borsa. A questo punto mi sentivo (ancora) molto bene, ho mangiato in fretta un paio di patate e ho proseguito con - nel frattempo - due ore di vantaggio sulla tabella di marcia. La salita verso il Munt Seja l’ho affrontata assieme a un altro corridore, probabilmente a un ritmo un pò troppo veloce, e ormai con troppa poca energia in corpo. Questa decisione ha avuto il suo prezzo: al rifornimento di Zuoz ho dovuto fermarmi per diversi minuti e mangiare con calma. A proposito: anche qui, come in tutte le altre stazioni di rifornimento, i volontari erano molto disponibili, grazie mille per il vostro sostegno! A partire da questo punto il mio stomaco non è più stato in grado di digerire nulla, accettava solo tè caldo. Consiglio numero 6: programmare non solo come suddividere il percorso, ma anche l’alimentazione- e attenersi il più possibile alla tabella.


7. Preparare diversi scenari

Cosa fare quando l'euforia è svanita e le forze si stanno esaurendo? E’ molto utile richiamare scenari preparati in precedenza e visualizzarli ("Passo dopo passo: sto andando avanti", "Quando raggiungo metà strada, il più è fatto", "Vado fino al prossimo rifornimento, e poi riesamino la situazione", ecc.). Grazie alla mia esperienza in altre corse di lunga distanza ho potuto visualizzare i miei scenari e salire passo dopo passo fino alla Chamanna Es-cha. Qui ho preso solo un tè caldo, purtroppo non ho potuto assaggiare i capuns forniti al rifugio dall'organizzazione. Non vedevo comunque l'ora di percorrere il bellissimo sentiero panoramico verso la strada del passo dell'Albula. Sapevo anche che una mia amica fotografa era lì da diverse ore nel vento freddo, e mi rallegravo di incontrarla. Questa volta l’elogio va ai fotografi, che hanno scattato magnifiche immagini. Consiglio numero 7: preparare diversi scenari ed esercitarli già in allenamento..


8. Provare l'equipaggiamento

La successiva discesa verso La Punt l’ho affrontata all'insegna del motto: "Non vedo l'ora di incontrare la mia compagna"; la traversata verso Bever e la salita all'Alp Muntatsch sono state dedicate al lavoro mentale (“passo dopo passo”). Breve pausa sull'alpeggio, dove una volontaria mi ha preparato di nuovo un tè caldo; ne ho approfittato per mettermi la giacca a vento e montare la lampada frontale in vista dell'imminente pioggia e della notte incombente. Negli ultimi 12 km ho particolarmente apprezzato di aver provato la giacca e la lampada frontale, e tutto il materiale obbligatorio durante i miei allenamenti. Consiglio numero 8: provare in allenamento l’equipaggiamento e soprattutto il materiale obbligatorio.


9. Conversazioni con altri partecipanti

Anche in questa fase finale della gara ho apprezzato il fatto di conoscere il percorso. A Bever e prima di Samedan alcuni partecipanti stavano valutando di prendere una scorciatoia per arrivare al traguardo, o per meglio dire, di ritirarsi: eravamo così vicini al traguardo, e avevamo ancora un anello con una lunga salita di quasi 800 metri di dislivello da affrontare. Sapevo che in questa salita avremmo avuto una bella vista sulle luci notturne di Muottas Muragl, Samedan, Celerina e Pontresina, e che nonostante le forze stessero diminuendo, il traguardo non era lontano: avevamo già percorso il 90% della distanza. Con questi argomenti sono riuscito a convincere i miei compagni di gara a "correre” gli ultimi 10 chilometri, ciascuno al proprio ritmo. Consiglio numero 9: motivarsi a vicenda con altri corridori.


10. Prestare attenzione alla segnalazione

A partire dalla stazione della funivia di Marguns il percorso è quasi identico a quello dei primi chilometri di gara, ma in direzione opposta. Ma solo "quasi" lo stesso percorso: nell'ultimo chilometro il percorso non porta più nella parte vecchia del villaggio, e ho visto alcuni partecipanti disorientati. Qui sarebbe stato opportuno mettere delle segnalazioni supplementari: gli organizzatori hanno già riconosciuto questa mancanza e hanno previsto dei miglioramenti per la prossima edizione. Negli ultimi chilometri ho potuto di nuovo accelerare, o per meglio dire approfittare della gravità in discesa, giungendo al traguardo in 16 ore e 30 minuti, esattamente il tempo che avevo stimato. Le due ore che ho “guadagnato” nella prima metà del percorso le ho "perse" nella seconda metà - ma ho comunque raggiunto il tempo previsto nonostante i problemi di stomaco, arrivando primo nel mio gruppo di età e … inaspettatamente vincendo un delizioso premio per il partecipante più anziano. Consiglio numero 10: concentrati sulle segnalazioni - se sei in dubbio, ritorna fino all'ultima segnalazione o fai squadra con altri concorrenti.


Preparati ottimamente per l'Engadin Ultratrail 2022

Non vedo l'ora che arrivi l'Engadin Ultratrail 2022, e forse anche di incontrare l'uno o l'altro di voi sui sentieri dell'Engadina. Abbiamo ancora abbastanza tempo per mettere in pratica i 10 consigli per affrontare il bellissimo percorso dell’Engadin Ultratrail 2022. Se avete bisogno di un aiuto per la preparazione, trovate le mie offerte sul sito web www.movimentor.ch


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